Sequestrati 48 milioni di beni agli eredi del “Re del Metano” in Sicilia

Gli interessi di Cosa Nostra sugli appalti per la metanizzazione in Sicilia. Un ingente patrimonio costituito da società, attività commerciali, immobili di pregio e disponibilità finanziarie, del valore complessivo di circa 48 milioni di euro, è stato sequestrato dalla guardia di finanza di Palermo in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo su proposta della Procura della Repubblica, nei confronti dei beni appartenenti agli eredi, la moglie e le due figlie del “Re della Metanizzazione” in Sicilia, Ezio Brancato, colui che tra gli anni 80 e 90 ha creato un gruppo imprenditoriale che ha curato la metanizzazione in diverse aree della Sicilia. Le destinatarie del provvedimento sono infatti Maria D’Anna, di 67 anni, di Balestrate e  Monia e Antonella Brancato, rispettivamente di 40 e 31 anni. Il sequestro è il risultato di un’indagine del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Palermo, coordinata dal procuratore aggiunto Vittorio Teresi e dal sostituto Dario Scaletta, che ha fatto emergere le infiltrazioni di Cosa Nostra e dei suoi leader storici – fra cui Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo Messina Denaro – negli affari delle società imprenditoriale. Le indagini si sono concentrate sulla genesi del gruppo costituito grazie all’investimento di ingenti risorse finanziarie di dubbia provenienza, sviluppatosi  con la protezione della mafia e ad appoggi politici – in particolare dell’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino – arrivando ad ottenere ben 72 concessioni per la metanizzazione di comuni della Sicilia e dell’Abruzzo, i cui lavori di realizzazione sono stati in più occasioni affidati in sub appalto ad imprese direttamente riconducibili a soggetti con precedenti per mafia e comunque vicini alla criminalità organizzata. L’inchiesta si è avvalsa di numerosi riscontri legati alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Giovanni Brusca, Vincenzo Ferro, Antonino Giuffré; al contenuto di alcuni pizzini sequestrati a boss mafiosi; all’esame di decine di contratti di appalto e sub appalto per l’esecuzione di lavori connessi alle opere di metanizzazione. Gli investigatori hanno ricostruito la storia delle diverse società del gruppo in parallelo a quella della ricchezza accumulata nel tempo dalla famiglia del fondatore, subentrata nelle gestione dopo il suo decesso avvenuto nel 2000. L’indagine si è poi estesa alle operazioni di cessione dell’intero pacchetto azionario e del patrimonio delle società, nel 2004, per un corrispettivo di circa 115 milioni di euro, che avrebbe permesso agli eredi dell’imprenditore di “ripulire” gli ingenti proventi acquisiti  con l’appoggio di Cosa Nostra nella costituzione di nuove società, nell’avvio di fiorenti attività commerciali e nell’acquisto di beni immobili a Palermo e nella provincia di Sassari, tra appartamenti, ville e case di pregio. Tra i beni sequestrati, diversi terreni tra Partinico e Sclafani Bagni, appartamenti e autorimesse a Palermo Valdesi e Arzachena in provincia di Sassari, immobili, uffici, fabbricati commerciali, opifici industriali e negozi tra Palermo e Balestrate. Il 50% della “T.M.I. Srl”, con sede a Brescia via Cefalonia. Ben 24, l’attività di “commercio all’ingrosso di combustibili per riscaldamento” e ancora società immobiliari e di produzione di metalli preziosi, imprese agricole, attività commerciali di prodotti petroliferi, oggetti d’arte, appartamenti, uffici, locali affittati ad importanti aziende e catene commerciali – molti dei quali nel centro di Palermo – immobili, locali commerciali, opifici, autorimesse, magazzini e disponibilità bancarie. L’intero capitale sociale della ditta individuale della balestratese Maria D’Anna che si occupa di “colture miste viti-vinicole, olivicole e frutticole”. L’intero capitale sociale e il complesso dei beni aziendali delle società immobiliari, “Victoria srl”,”Emb srl”, della “Chloe srl”, e dell’Ambra srl. Tutte queste cinque società hanno sede a Palermo, in piazza Alberico Gentili 12. Ancora il 50% della “Antichità Franconeri srl” con sede a Palermo via Isidoro La Lumia 50. Il 39% della “Res srl” con sede a Palermo via Libertà 78, società di commercio all’ingrosso di prodotti petroliferi. Il 50% della “G.R. Gioielli srl” con sede a Palermo in via Siracusa e un 1/3 del capitale sociale (€ 10.000) della “R2B srl” con sede a Palermo via Siracusa 16, società che si occupa “fabbricazione di bigiotteria ed articoli simili”. Infine disponibilità finanziane, polizze assicurative, deposito titoli, fondi comune di investimento, polizze assicurative per oltre 3 milioni di euro.

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