MONTELEPRE. NUOVE ED INEDITE FOTO RITRAGGONO IL CADAVERE DEL BANDITO GIULIANO

Nudo ed esamine su una balata di marmo, il suo volto impasticciato dal gesso col quale hanno realizzato un calco dei tratti del suo viso, una bruciatura sul braccio, provocata dal ghiaccio col quale hanno conservato il suo cadavere quel 5 luglio del 1950. Salvatore Giuliano a Castelvatrano fu fotografato da tanti, e siamo ormai abituati a vedere le immagini del bandito di Montelepre sanguinante, perché morto ammazzato, fino a prova contraria, però le foto che vi mostriamo oggi in pochi le hanno viste. Ma adesso che la Procura di Palermo ha disposto una nuova autopsia sulla salma di Giuliano, per accertarne la reale identita’, gli interrogativi sulla sua fine o sulla sua presunta fine si moltiplicano. Ad esempio, perché fare un calco del volto del bandito? A cosa o a chi serviva? Era una pratica usata negli anni ’50? O forse quel calco era utile per adattarlo al viso di un altro uomo, e stabilirne l’identità? E poi, che fine ha fatto il calco? Chi lo possiede? Chi l’ha posseduto? Interrogativi che cercheremo di chiarire, insieme a chi in quegli anni c’era ed ha vissuto sulla propria pelle “il banditismo” e soprattutto ciò che ne è derivato. Intanto negli archivi della nostra emittente abbiamo rispolverato un vecchio articolo di giornale, che titolava: “Leonardo Messina: Liggio assassinò Turiddu. Un’ipotesi senza prove che piaceva a Pisanò”. Messina è un collaboratore di giustizia, ex affiliato della famiglia di Piddu Madonia. Leggendolo, tra le altre cose, si apprende che Luciano Liggio, aspirante capo in quegl’anni di Cosa Nostra corleonese, uccise Salvatore Giuliano in un summit mafioso a Villa Carolina a Monreale in una proprietà del vescovo, dove il “re di Montelepre” sarebbe stato convocato dai capimafia di Monreale, Alcamo e Borgetto, per trattare lo scambio di alcuni prigionieri e forse anche il suo espatrio. Secondo il racconto del pentito, Giuliano in quell’occasione sarebbe stato prima drogato e poi ucciso. Una tesi esclusa da parenti e storici, ma che già lanciava ombre sulle circostanze della morte del bandito di Montelepre. Non tutti, dunque, credevano che Giuliano fosse morto a Castelvetrano e quella della presunta uccisione a Monreale ne è la prova. Ma anche oggi si dubita sull’identità di quel cadavere sepolto nel cimitero di Montelepre e presto ci sarà la riesumazione. Secondo gli storici Giuseppe Casarrubea e Mario Cereghino “vi sono fondati motivi per ritenere che il cadavere ritratto nel cortile e nell’obitorio del cimitero di Castelvetrano non siano la medesima persona ritratta in decine di fotografie e in un filmato del dicembre 1949 come il bandito Salvatore Giuliano”. I due storici però tengono a precisare “Non abbiamo mai affermato né che il bandito Salvatore Giuliano sia fuggito all’estero, né che il cadavere esposto quella mattina appartenga a un sosia. Sono temi sui quali sta indagando la Procura di Palermo e sui quali ci si augura si possa presto addivenire a una definizione”. Insomma, solo la riesumazione e il test del dna ed un’accurata ricerca storica, potranno mettere a tacere dubbi lunghi 60 anni.
FOTO NEL TG…

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