UN MONTELEPRINO IN MANETTE NELL’AMBITO DI UNA INCHIESTA SU SEQUESTRO DI PERSONA A RIMINI

C’è pure un monteleprino tra le 9 persone arrestate nell’ambito del sequestro di un finanziere turco a Rimini. Si tratta di Salvatore Badalamenti, 59 anni, che da tempo risiede in Toscana. L’uomo è stato prelevato dagli uomini della Questura di Palermo, nell’abitazione della madre, a Montelepre, dove era tornato la scorsa settimana per trascorrere un week-end con i familiari. Gli investigatori non hanno ancora chiarito esattamente il ruolo svolto dall’uomo siciliano nell’ambito del sequestro. Un finanziere turco, sequestrato a scopo di estorsione da una banda di 5 malviventi nella sua casa di Rimini il 14 maggio scorso, e’ stato liberato dopo quattro giorni, dalla polizia, nel corso di un blitz. Tenuto alcuni giorni in un cascinale di Chiusi, in Toscana, era stato di nuovo trasferito a Rimini per completare l’operazione finanziaria di trasferimento di titoli ai suoi sequestratori per una cifra sbalorditiva, circa 27 miliardi. Il blitz ha consentito non solo di salvare l’ostaggio ma anche di arrestare nove persone, otto italiani e un etiope. La banda criminale aveva escogitato nei minimi particolari il piano per estorcere, in cambio della liberta’ personale e della vita, una firma all’ostaggio. Il finanziere turco, cardiopatico grave e sottoposto a intensa cura farmacologica, era rimasto privo dei necessari medicinali nei quattro giorni di sequestro con pericolo serio per la sua vita. Nel riserbo piu’ assoluto, la polizia e’ riuscita a individuare i capi della banda che nelle loro conversazioni usavano un linguaggio criptato e utilizzavano telefono, Skype, Voip ed e-mail a orari prestabiliti e pianificati, con l’aiuto di fiancheggiatori professionisti. La cellula principale operava a Roma con collegamenti a Verona, dove erano presenti addetti alla traduzione di documenti che il turco, tornando a Rimini, avrebbe dovuto firmare per portare a termine l’operazione finanziaria da 27 miliardi di euro. Da lui, i sequestratori volevano la firma per una procura a gestire un portafoglio titoli, su banche estere.
“Sono stato sequestrato, mi hanno portato via con le armi”: queste le prime parole dopo la liberazione di Adnan Sakli, iOltre ai quattro del commando iniziale che ha messo in atto il sequestro materiale – Francesco Proietto, 59 anni, originario di Santa Maria Licata (Catania); Michele Giovani Amandini, 64 anni, di origine etiope, ritenuto il capo del gruppo; Gaetano Scafa, 59 anni, di Torre Annunziata (Napoli); Raoul Di Bernardo, 51 anni, originario di Tagliacozzo (L’Aquila), sono finiti in manette a Roma durante la liberazione dell’ostaggio, mentre stavano per recarsi da un notaio romano a firmare la procura che avrebbe dovuto consentire a uno di loro di negoziare i titoli- altre cinque persone, fermate successivamente in varie parti d’Italia, che hanno collaborato e preso parte a vario titolo al sequestro. Si tratta di Fabio Deana, 61 anni, originario di Riese Pio X (Treviso); Marco Ottavi, 51 anni, di Monterotondo (Roma); Paolo Quagliarini, 58 anni, di Campiglia Marittima Livorno; Carlo Giuseppe Nicolosi, 50 anni, di Palermo; Salvatore Badalamenti, 59 anni, di Montelepre (Palermo). Un sequestro, come sottolineato dallo stesso procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, dai contorni ancora tutti da chiarire, tanto che la stessa notizia del fatto, per motivi investigativi, e’ stata renuta riservata fino ad oggi, a convalida gia’ avvenuta dei fermi di parte della banda. Bisogna chiarire, hanno spiegato gli inquirenti, innanzitutto la ricostruzione dei fatti cosi’ come e’ stato riferito dal sequestrato e da altre persone, ma anche il riscontro degli stessi, la reale figura del finanziere turco e la reale esistenza o meno del pacchetto titoli miliardario.

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