MAFIA E DROGA. SCATTANO LE CONDANNE A S. GIUSEPPE JATO E SAN CIPIRELLO

Era la più grande maxipiantagione di marijuana d’Europa, secondo i carabinieri che l’avevano scoperta nel 2007 anni tra Monreale e i paesi dello jato. Ora il principale imputato, Giovan Battista Vassallo, 30 anni di San Giuseppe Jato, accusato anche di estorsione è stato condannato a 18 anni e otto mesi col rito abbreviato. La terza sezione della Corte d’appello conferma la decisione del Gup Adriana Piras, risalente al 10 ottobre di due anni fa, ma ridimensiona la condanna inflitta alla moglie di Vassallo, Leonarda Miceli, 27 anni. Condannata a due anni e otto mesi. 4 anni e sei mesi per Gioacchino Galati di San Giuseppe Jato. Confermati i 6 anni e 8 mesi inflitti a Stefano Vassallo, di San Cipirello, cugino di Giovan Battista. Gli imputati erano assistiti dagli avvocati Roberto Tricoli, Vincenzo Gianbruno, Daniele Giambruno, e si preparano ora al ricorso in cassazione. Nel processo erano state contestate alcune estorsioni e la corruzione di un poliziotto, che in cambio di mazzette e regali avrebbe fornito cellulari e cibo pregiato ai detenuti. Per le estorsioni saranno risarcite le parti civili, ovvero i commercianti di San Cipirello e San Giuseppe Jato che si erano ribellati al pizzo, assistiti dall’avvocato Giorgio Bisagna.
Secondo la procura la marjiuana doveva essere coltivata nell’interesse delle cosche, per finanziare il mandamento mafioso di San Giuseppe Jato.
La maxipiantagione fu individuata dai carabinieri di Monreale, grazie alle intercettazioni a carico dei Vassallo, svolte nel carcere di Pagliarelli nell’estate 2007: gli investigatori scoprirono che Giovanni Vassallo istruiva la moglie su come coltivare le piantine.

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