LIBERA MENTE. “MINORI A RISCHIO”: INCHIESTA SU COMUNITA’ ALLOGGIO.

Si intitola “minori a rischio” ed è un’inchiesta condotta dal blog Libera Mente sulle comunità alloggio della Sicilia, con particolare attenzione al nostro comprensorio. L’indagine, pubblicata su partinico.info, arriva a poche ore dal sequestro delle due case famiglia di Giardinello e Borgetto. La Polizia ha apposto i sigilli alla Mary Poppin’s e agli amici di Peter Pan, per le irregolarità riscontrate venerdì scorso. Le comunità di alloggio di ogni genere nell’isola salgono a 324 e da 25 a 28 nel distretto di Partinico dove ne basterebbero 5 in rapporto alla popolazione minorile di 15.373 unità, 268 posti i disponibili nelle 28 strutture presenti. I dati sono aggiornati al 30 giugno 2008. Per ogni minore, viene riconosciuta dall’assessorato regionale agli enti locali una retta mensile di 2121,61 euro. Con una media di 10 ricoverati per struttura (e una media di 2 anni di permanenza), il solo introito da rette è di circa 250 mila euro l’anno per ognuna di esse. Se a questa somma togliamo circa 100 mila euro di spese l’anno per il personale (5 operatori – spesso sono meno – con gli oneri totali) e 40 mila euro per altri costi (acquisiti alimentari e non, energia elettrica, gas, ecc.) può rimanere un utile netto di 110/100 mila euro l’anno, insomma il 40-45% del fatturato. Con una simile cifra il gestore della cooperativa e anche un socio possono garantirsi uno stipendio sostanzioso. Se poi, come accade non di rado, si possiede più di una casa famiglia o comunità gli introiti si moltiplicano. Ex politici o amministratori comunali e loro familiari, grandi elettori di politicanti locali sono solitamente i proprietari di queste strutture. In tutto il distretto di Partinico, -scrive Libera Mente- il business è di circa 7 milioni di euro, che in Sicilia diventano oltre 76,5 milioni di euro. E forse non è un caso –si legge ancora su partinico.info- che Antonio Salto, figlio 25 enne del boss Nicolò di Borgetto, si sia stato fermato nell’estate del 2008 dai carabinieri con in tasca 63 mila euro e 7850 dollari in contanti ritenuti provento di estorsioni ai danni di case famiglia della zona. I diretti interessati avevano detto ai giudici che erano, invece “risparmi di famiglia, frutto di una vita di lavoro” e di un regalo di nozze, che Alessandro Salto, 30 anni, aveva fatto al fratello Antonio appunto. Per risparmiare sui costi di personale gli stratagemmi si sprecano e non si scoprono certo oggi: utilizzare meno personale del dovuto e non per forza specializzato, costringere i dipendenti a intascare di fatto meno di quanto viene dichiarato nella busta paga, far svolgere in nero parte della prestazione. Su un altro versante è pur vero che Regione e comuni pagano con incredibile ritardo (fino a 2 anni) le cooperative che gestiscono queste strutture. Ma come arrivano gli “ospiti” in queste comunità? Come viene alimentato in buona sostanza il business? Quando non intervengono le forze dell’ordine, c’è, nella maggior parte dei casi un assistente sociale che segnala all’autorità giudiziaria il minore a rischio. Lascia pensare e tanto, che quasi il 77 per cento dei ragazzini viene allontanato dalle rispettive famiglie per “metodi educativi non idonei” e per l’”impossibilità di seguire i figli”. Motivi soggettivi, non reali come i maltrattamenti o l’abbandono. Un margine di discrezionalità –concludono gli autori di Libera Mente- che vogliamo sperare venga utilizzato in massima coscienza e senza conflitti di interessi con i gestori delle strutture. L’obiettivo poi è anche trattenerli più a lungo per intascare i soldi pubblici e non favorire l’affido familiare del minore e il suo reinserimento sociale.

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