OPERAZIONE ARCHITETTO. ARRESTATO L’EREDE DI LO PICCOLO. IN MANETTE ANCHE UN TORRETTESE

E’ considerato dagli inquirenti l’erede del boss Salvatore Lo Piccolo, Giuseppe Liga, uomo centrale del mandamento mafioso di Tommaso Natale – San Lorenzo, arrestato questa mattina insieme ad altri tre uomini, nell’ambito dell’operazione denominata “Architetto” e condotta dalla sezione investigativa Antiriciclaggio della Guardia di Finanza di Palermo. Sono quattro le ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal GIP Silvana Saguto, nei confronti altrettanti uomini residenti a Palermo e Provincia. In manette sono finiti Giuseppe Liga, architetto palermitano, da cui l’operazione prende il nome, ritenuto di essere il capo dell’organizzazione mafiosa di San Lorenzo. Liga ha gestito attraverso prestanome, la società edile Euro Tecnica delle Costruzioni srl, con sede a Capaci. L’architetto è anche accusato di sei tentativi di estorsione nei confronti di altrettante attività commerciali e di una non andata però a buon fine. Coinvolto nell’operazione, anche Giuseppe Angelo Mannino, 57 anni, ristoratore, braccio destro di Liga e uomo d’onore della famiglia mafiosa di Torretta. Si era adoperato per agevolare la riorganizzazione del mandamento di Tommaso Natale-San Lorenzo.
Con lui in manette sono finiti anche Agostino Carollo, 45 anni, e Amedeo Sorvillo,di 57, due imprenditori considerati prestanome di Liga nella “Eu. te. co”, impresa edile di Capaci. Il torrettese Giovanni Angelo Mannino, accusato di mafia e cognato di Totuccio Inzerillo, il capomafia ucciso nel 1981 dai “corleonesi”, che avevano così dato avvio alla mattanza palermitana. Coinvolto nell’operazione “Iron Tower” era uscito assolto da tutte le accuse e aveva aperto un ristorante, “Lo Sparviero”, in via Sperlinga, in pieno centro a Palermo. Le indagini sono state coordiante dai sostituti procuratori Francesco Del Bene, Annamaria Picozzi e Marcello Viola nonché dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Ad accusare Liga ci sono 4 pentiti: Isidoro Cracolici, Franco Franzese, Gaspare Pulizzi e l’avvocato Marcello Trapani. Contro lui anche le intercettazioni che lo chiamavano in causa come “capo” di Tommaso Natale quando gli altri boss – arrestati nell’operazione Perseo – stavano facendo l’organigramma di Cosa nostra, ignari che gli investigatori li stavano ascoltando.
Liga era un insospettabile. Segretario regionale del Movimento politico cristiano dei lavoratori, è un professionista molto conosciuto in città. I finanzieri lo hanno intercettato quando, il 2 giugno 2009, ha ricevuto una chiamata dalla segreteria del presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo. Pedinato, è stato visto entrare a palazzo d’Orleans per uscire dopo circa mezz’ora. Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, l’uomo in passato ha ricevuto fac-simili con le indicazioni di voto. Le indagini si sono avvalse anche di attività tecniche di ripresa video e audio. Giuseppe Liga era indicato nei pizzini trovati nel covo dei Lo Piccolo a Giardinello, con il numero 013. Gli accertamenti hanno evidenziato che, nel vuoto di potere creatosi a seguito dell’arresto di Salvatore e Sandro Lo piccolo nel 2007, si è affermata successivamente la figura dell’architetto palermitano. Nel mirino delle mafia, estorsioni ai danni di diverse attività commerciali, come discoteche e concessionarie di automobili.Una sempre maggiore finanziarizzazione di Cosa Nostra ma anche il recupero dei rapporti tra le famiglie siciliane e i cosidetti “scappati” della guerra di mafia degli anni 80, che si trasferirono negli Stati Uniti. Sarebbero questi, secondo la procura di Palermo, i due pilastri della strategia portata avanti da Giuseppe Liga.

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