L’APPELLO DI SERGIO CICALA A BERLUSCONI E NAPOLITANO. ascolta »

Sergio Cicala, il siciliano rapito lo scorso dicembre in Mauritania da una cellula magrebina di Al Qaida, si rivolge direttamente al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al presidente del Congiglio Silvio Berlusconi: “Ho un appello da fare al governo italiano – dice Cicala in un messaggio audio diffuso da un sito islamico -, al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che e’ noto per la sua generosità. Spero possa aiutare me e mia moglie”. Il testo e’ stato pubblicato dall’edizione online dell’Inquirer.

“La liberta’ mia e di mia moglie dipende dalle concessioni che il governo e’ pronto a fare”, dice Cicala nel messaggio audio in italiano individuato dal Site, il centro di monitoraggio dei siti islamici. “Spero che il prima possibile, il governo si interessi alla nostra situazione e, di conseguenza, alle nostre vite – aggiunge l’ostaggio italiano secondo l’Inquirer -. Attendiamo con speranza che questa situazione si concluda quanto prima, naturalmente nel miglior modo possibile, con il rilascio mio e di mia moglie”. “Il premier Silvio Berlusconi Š noto per la sua generosit…. Spero che possa aiutare me e mia moglie”, conclude Cicala secondo la trascrizione del messaggio audio pubblicata dall’Inquirer.

Il 6 febbraio scorso il braccio maghrebino di al Qaida (Aqmi) aveva fissato al 1 marzo l’ultimatum all’Italia per il rilascio di Sergio Cicala rapito con la moglie, Philomene Pwelgna Kabore’, il 17 dicembre scorso nel deserto della Mauritania al confine con il Mali. Il messaggio audio di Sergio Cicala e’ intitolato ‘Appello dell’ostaggio italiano al governo di Berlusconi’. Secondo il sito Site, dura poco piu’ di un minuto ed e’ accompagnato da un’immagine fissa in cui si mostra un uomo presentato come Sergio Cicala, inginocchiato e guardato a vista da sei uomini incappucciati e armati.
Nel messaggio dell’Aqmi, secondo il sito americano di intelligence Site specializzato nel monitoraggio dei siti islamici, si fa riferimento alle richieste gia’ presentate il 6 febbraio scorso. ”Ripetiamo il nostro appello alle famiglie degli ostaggi e all’opinione pubblica italiana: se volete la sicurezza degli ostaggi, fate pressione sul vostro governo offensivo e chiedetegli di soddisfare le legittime richieste dei mujahedin” si afferma bel comunicato messo on line.
Sempre il 6 febbraio scorso l’organizzazione terroristica precisava di aver chiesto, come contropartita, il rilascio di suoi detenuti ”i cui nomi sono gia’ stati dati al negoziatore italiano”. Secondo altre fonti, l’Aqmi chiedeva la liberazione di quattro islamici detenuti in Mali (e nel frattempo gia’ rilasciati) e di altri prigionieri in Mauritania.
Intanto sulla faccenda il ministero degli Esteri italiano ”mantiene il silenzio stampa”. Lo si apprende alla Farnesina. Il 6 febbraio scorso il gruppo (Aqmi) aveva fissato al 1 marzo l’ultimatum all’Italia per il rilascio di Cicala rapito con la moglie, Philomene Pwelgna Kabore’, il 17 dicembre scorso nel deserto della Mauritania al confine con il Mali.

Ecco il messaggio integrale:

Mi chiamo Cicala Sergio, sono nato a Carini, 8/12/1944. Dal 18 dicembre sono prigioniero da combattenti di Al Quaeda e ho un appello da fare al governo italiano, al presidente della Repubblica e al governo Berlusconi. La mia libertà e quella di mia moglie dipende da quelle.. dalle concessioni che il governo è disposto a fare. Quindi io spero che al più presto il governo si interessi della nostra situazione e, di conseguenza, delle nostre vite. Aspettiamo fiduciosi che tutto ciò possa al più presto possibile concludersi nel migliore dei modi, naturalmente con la liberazione sia mia che di mia moglie. Il governo Berlusconi… il presidente Berlusconi è sempre stato rinomato per la sua grande generosità, spero tanto che mi possa aiutare e possa aiutare mia moglie”

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