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MAFIA. RACCUGLIA: “A PARTINICO NON CONOSCO NESSUNO”

“A Partinico non conosco nessuno”. Sono queste le prime parole pronunciate dal boss Mimmo Raccuglia, prima di avvalersi della facoltà di non rispondere nel primo interrogatorio di ieri sull’operazione “Carthago”, davanti al giudice per le indagini preliminari Piergiorgio Morosini, al carcere Pagliarelli di Palermo, dove il veterinario di Altofonte è recluso da lunedì mattina. Il magistrato voleva sentire Raccuglia, proprio sull’ultimo mandato di cattura che lo riguarda, quello del gennaio 2009 sulla mafia di Borgetto e Partinico, della quale era considerato capo indiscusso. Una zona dove in solo tre anni si sono verificati sette omicidi firmati Cosa Nostra, una lupara bianca e un tentato omicidio. Almeno cinque morti ammazzati –secondo la ricostruzione della Procura- sono da attribuire al clan Vitale ma anche a Raccuglia dato che è considerato il vero capo della zona. Durante l’interrogatorio –durato comunque pochi minuti- il boss ha precisato di non avere alcun soprannome, e perciò i nomignoli captati nelle intercettazioni, da “veterinario” a “shavè u peri i cacata”, potrebbero non essere riferiti a Raccuglia?. Prima di chiudersi nel silenzio, il boss ha parlato della sua casa di Altofonte, ma no dell’ultimo covo di Calatafimi; ha detto di essere un geometra e di aver lavorato come autista di autobus per circa un anno all’Azienda Amat di Palermo. Mimmo Raccuglia sembra essere una persona molto guardigna e scaltra, un po’ come il padrino corleonese Bernardo Provenzano. Questo suo tratto del carattere si riscontra inoltre anche leggendo –dicono gli inquirenti- il suo taccuino rosso che a quanto pare portava sempre con se. Si tratta di un piccolo block notes pieno di numeri e nomi, alcuni dei quali sarebbero celati con una sorta di codice. Tutto è al vaglio degli investigatori che avrebbero già la chiave di lettura per rendere leggibile il taccuino del boss. Nel piccolo e nuovo libro mastro della mafia, la Polizia potrebbe trovare adesso non solo “la via del racket”, ma anche i nomi di quel plotone di sicari che negli ultimi anni ha insanguinato come in un vero e proprio far west, i paesi di Borgetto e Partinico. Killer ancora senza volto, ancora sconosciuti agli investigatori…
L’unica cosa certa però è che al momento gli inquirenti sono alle prese con la documentazione trovata nel covo di Calatafimi e cominciano a trapelare le prime indiscrezioni sul contenuto. Cominciano ad emergere nomi di “insospettabili” fiancheggiatori di un certo calibro, e di presunti prestanome.

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