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MAFIA. LA CATTURA DI MIMMO RACCUGLIA

Da una quindicina di giorni gli investigatori erano sulle tracce del veterinario di Altofonte. Ieri pomeriggio, poco dopo le 17,30, il boss latitante da 13 anni, Domenico Raccuglia, è stato arrestato dagli Agenti della Catturandi della squadra mobile di Palermo. Mimmo Raccuglia, 45 anni, si nascondeva in una palazzina di via Cabasino, nel centro storico di Calatafimi. Al momento dell’irruzione degli agenti era solo. Il capomafia ha tentato di fuggire dal terrazzo, ma è stato bloccato dai poliziotti che avevano circondato tutto l’edificio. Prima di tentare la fuga ha gettato dal quarto piano dell’immobile dove si nascondeva un sacco pieno di documenti e pizzini raccolto dagli agenti della mobile palermitana, adesso al vaglio del pool coordinato dal procuratore aggiunto Antonio Ingroia, che ha curato le indagini assieme ai sostituti Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene. Nell’abitazione, che sarebbe stato il suo covo da qualche giorno, sono state trovate diverse pistole, molto cibo e anche del denaro. Il boss Mimmo Raccuglia si era appena messo davanti alla tv. L’operazione è scattata non casualmente dopo che il boss ha acceso la televisione. Era il segnale che si trovava in casa e che il blitz poteva scattare. Dopo di lui sono stati fermati per favoreggiamento i coniugi proprietari dell’abitazione dove si nascondeva: Benedetto Calamusa, 44 anni, e la moglie Antonia Soresi, di 38, entrambi senza precedenti penali, proprietari dell’abitazione dove si nascondeva il boss. I poliziotti indagano per scoprire quali fossero i rapporti tra il mafioso e i due coniugi.

Considerato il boss del clan di Cosa Nostra di Altofonte ed erede di Giovanni “lo scannacristiani” Brusca, oggi pentito, Domenico Raccuglia è nato il 27 ottobre 1964 ed era latitante dal 1996. Domenico Raccuglia era fino ieri l’uomo più ricercato della zona dopo Matteo Messina Denaro. Il 13 settembre 1999 erano state diramate le ricerche in campo internazionale, per arresto ai fini estradizionali. Adesso dovrà espiare la pena a vita. Condannato a tre ergastoli per associazione di tipo mafioso, rapina, estorsione ed omicidio, Mimmo Raccuglia, nel 2007 era considerato uno dei possibili successori del boss dei boss Bernando Provenzano, ma la sua mancanza di forze armate e di potere economico sembra non avergli permesso di salire quel gradino. A quanto pare la latitanza non gli ha impedito di continuare a gestire i suoi affari, tanto che nel 1998 il suo nome era stato accostato a quello di un gruppetto di persone che volevano metter da parte Provenzano, mentre notizie più recenti risalgono all’ottobre 2005, in relazione all’omicidio di Maurizio Lo Iacono nell’ambito del mandamento di Partinico. Durante la sua latitanza, oltre ad essere sfuggito più volte alla cattura, nonostante i servizi di osservazione disposti nei confronti della moglie, Raccuglia è riuscito a diventare padre per la seconda volta. Il boss era considerato uno degli aspiranti al vertice della mafia palermitana essendo il capo incontrastato delle cosche a Partinico. La sua prima condanna all’ergastolo risale al 1994 quando, su ordine di Giovanni Brusca, uccise Girolamo La Barbera, padre del pentito Gioacchino, uno dei testimoni chiave nel processo per l’omicidio di Giovanni Falcone. Probabilmente, non era un caso che Raccuglia si nascondesse in provincia di Trapani. I magistrati sospettano un’alleanza forte con il superlatitante Matteo Messina Denaro, ritenuto ormai al vertice di Cosa nostra siciliana. Da Altofonte, il centro della provincia palermitana dove ha vissuto prima della latitanza, aveva esteso il suo potere in tutto il territorio della provincia, questo dicono le indagini. Fra i suoi affari, la gestione delle estorsioni e degli appalti “aggiustati”. Ad attendere Raccuglia fuori dal covo, un numeroso gruppo di giovani che hanno applaudito le forze dell’ordine per il risultato dell’operazione e urlato contro il boss finito in manette, con fischi e ingiurie. I PARTICOLARI NEL TG

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