SAN GIUSEPPE JATO. SINDACO FERI’ RAPINATORE. PENA RIDOTTA IN APPELLO. L’AMARO SFOGO DI GIUSEPPE SIVIGLIA – Tele Occidente

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SAN GIUSEPPE JATO. SINDACO FERI’ RAPINATORE. PENA RIDOTTA IN APPELLO. L’AMARO SFOGO DI GIUSEPPE SIVIGLIA

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Continuo ad essere offeso dall’accanimento giudiziario nei miei confronti anche se la corte di Appello ha cancellato e ridimensionato l’aberrante condanna di primo grado, riducendo la pena da due anni e mezzo a dieci mesi. Interviene così, il sindaco di San Giuseppe Jato, Giuseppe Siviglia, sull’ultima sentenza inflitta dal collegio dei giudici presieduto da Salvatore Scaduto per l’accusa di avere sparato ai suoi rapinatori che lo avevano appena aggredito, ma che erano anche disarmati e in fuga. In quell’occasione rimase seriamente ferito uno dei banditi, Salvatore Stanzione, poi arrestato e condannato a 5 anni e mezzo di carcere, col rito abbreviato. L’uomo è stato parte civile contro la sua e vittima. Secondo i giudici della Corte d’Appello, che hanno parzialmente riformato la sentenza di primo grado emessa dal giudice monocratico di Monreale il 16 novembre dello scorso anno, per il sindaco di San Giuseppe Jato, anche se colpevole di lesioni volontarie, è sufficiente una condanna di poco meno di un anno. La sentenza è stata comunque sospesa e a Siviglia verrà pure applicato il condono. Già deciso il ricorso in cassazione dell’esponente politico del Pdl difeso dai legali Enzo Fragalà e Loredana Lo Cascio. L’aggressione a Giuseppe Siviglia avvenne il 4 dicembre del 2005, quando il sindaco venne rapinato dell’incasso, 3.500 euro, mai ritrovati, dei cinema di cui è proprietario. “Continuo a pensare – diche ancora il primo cittadino – che l’unico delitto di quella notte  a San Giuseppe Jato è stato quello consumato ai miei danni da tre rapinatori armati che mi hanno derubato, aggredito e percorso violentemente. La mia legittima reazione nell’usare l’arma che detenevo legalmente a causa delle precedenti rapine che avevo subito è stata determinata esclusivamente dallo scopo di reagire al rapinatore, che – prosegue Siviglia – anche fuori dal garage mi aveva puntato l’arma addosso minacciandomi di sparare se non fossi immediatamente rientrato all’interno del garage. Io – scrive ancora in una nota il sindaco di San Giuseppe Jato – ho sparato reagendo a questa minaccia di morte perché temevo che il sopraggiungere di mia moglie e di mia figlia avrebbe messo in pericolo le loro vite oltre che le mie. Ci saranno dei giudici a Roma nella suprema corte di Cassazione che – scrive ancora fiducioso Giuseppe Siviglia – riconosceranno il mio diritto come quello di qualsiasi altro cittadino onesto e perbene di reagire a propria difesa di fronte alla minaccia, alla violenza ed alla ingiustizia che, nel mio caso, mi ha colpito due volte: prima per mano dei rapinatori poi in nome di un popolo italiano che, certamente non si riconosce in questa sentenza. È incredibile , infine, che un delitto così grave commesso a San Giuseppe Jato ai danni del suo primo cittadino, certamente con la connivenza e la complicità della mafia abbia comportato – conclude Siviglia – invece di un riconoscimento a chi reagendo ha consentito l’identificazione di uno dei tre rapinatori, si sia tramutato in una condanna beffa per la vittima della rapina e della violenza.

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