Gio. Ott 17th, 2019

Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri in visita a Montelepre e Corleone

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Il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, generale di corpo d’armata Giovanni Nistri nel corso della sua visita in Sicilia – in occasione dell’anniversario dell’assassinio del generale di corpo d’armata Carlo Alberto dalla Chiesa, prefetto di Palermo, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell’agente scelto della Polizia di Stato Domenico Russo – ha visitato alcuni reparti dei carabinieri: la compagnia di Corleone, la stazione di Montelepre e quella di San Filippo Neri a Palermo. Le visite alla compagnia di Corleone ed alla stazione di Montelepre hanno avuto una particolare valenza simbolica, per il rilevante contributo dato, alla fine degli anni 40, dall’allora giovane capitano dalla Chiesa alla lotta al banditismo in Sicilia. In particolare, dal 3 settembre 1949 al 22 giugno 1950, dalla Chiesa, ricoprì l’incarico di comandante del gruppo squadriglie delle forze repressione banditismo di Corleone, con sede nella caserma “m.o.v.m. Remigio Taroni”, sita in piazza Giudici Falcone e Borsellino (sede dell’attuale compagnia carabinieri), alle dipendenze del generale Ugo Luca, che lo volle come primo collaboratore nella durissima guerra contro il bandito Salvatore Giuliano di Montelepre e gli altri ferocissimi gruppi criminali che imperversavano nelle campagne della Sicilia occidentale. Dalla Chiesa giunse a Corleone offrendosi volontario ed accogliendo le interpellanze governative volte a rafforzare il comando forze repressione banditismo dell’isola. Nei dieci mesi di lotta al banditismo, il capitano dalla Chiesa riusciva, dopo lunga, intensa ed estenuante azione, a scompaginare e a debellare numerosi agguerriti nuclei di banditi, responsabili di gravissimi delitti. Per le sue grandi doti militari, l’aver diretto complesse indagini e capeggiato rischiosi servizi, col concorso di pochi dipendenti, il 10 febbraio del 1953 gli fu conferita con decreto presidenziale la medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione: «Durante nove mesi di lotta contro il banditismo in Sicilia cui partecipava volontario, dirigeva complesse indagini e capeggiava rischiosi servizi, riuscendo dopo lunga, intensa ed estenuante azione a scompaginare ed a debellare numerosi agguerriti nuclei di malfattori responsabili di gravissimi delitti. Successivamente, scovati i rifugi dei più pericolosi, col concorso di pochi dipendenti, riusciva con azione rischiosa e decisa a catturarne alcuni e ad ucciderne altri in violento conflitto a fuoco nel corso del quale offriva costante esempio di coraggio.» – Sicilia occidentale, settembre 1949 – giugno 1950.

Il comandante generale accompagnato dal comandante interregionale “Culqualber” generale di corpo d’armata Luigi Robusto e dal comandante della legione Sicilia generale di divisione Giovanni Cataldo si è intrattenuto con i militari a cui ha rivolto un particolare ringraziamento per l’impegno profuso in un territorio storicamente nevralgico per la radicata presenza mafiosa esortando gli stessi a continuare nel raggiungimento degli obiettivi istituzionali. Ha poi sottolineato l’importanza del servizio che i carabinieri sono chiamati ad assicurare sul territorio per la tutela dei diritti di tutti i cittadini, specie di quelli più deboli ed indifesi , ricordando altresì loro la necessità di essere sempre all’altezza delle aspettative della collettività.

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