Mar. Ott 15th, 2019

San Cipirello, 70 anni fa il fuorilegge Salvatore Giuliano assaltava la caserma

Settant’anni fa la banda Giuliano assaltava la caserma del nucleo anti-banditismo in via Garibaldi. Erano le 9 di sera del 25 agosto 1949. L’agguato, con mitra e lancio di bombe a mano, durò circa 20 minuti. A perdere le vita furono Giuseppe Fiorenza e Giovanni Calabrese, due carabinieri siciliani di 22 e 23 anni. I primi colpi furono sparati mentre i due militari del reparto uscivano per perlustrare le vicinanze del paese. La prassi voleva che, proprio per prevenire eventuali imboscate, i carabinieri lasciassero la caserma a coppie distaccate l’una dall’altra. Aperta la porta, i due giovani militari divennero così bersaglio di una raffica di mitra seguita dallo scoppio di diverse bombe a mano. A morire quel giorno fu Fiorenza, originario di Centuripe. Calabrese, che era nato a Modica, morì invece l’indomani a Palermo a cause delle ferite. Le cronache del tempo raccontano di «una violenta sparatoria»: da una lato i carabinieri assiepati dentro la caserma, dall’altro i banditi nascosti tra le case che costeggiavano l’odierna piazza Mercato. «Ad organizzare l’attacco per uccidere il maggior numero di carabinieri possibile furono il mafioso Raffaele Lo Voi e il malavitoso Antonino Sciortino. Perché – ricorda lo storico Francesco Petrotta – si ritenevano perseguitati dai carabinieri del nucleo di San Cipirello». A rivelarlo nell’ottobre di quello stesso anno fu uno degli esecutori: Giuseppe Cucinella, comandante del 3° plotone della banda Giuliano. I banditi avevano evidentemente agito secondo un piano prestabilito e basato sulla conoscenza degli spostamenti dei militari. Quello di San Cipirello fu, secondo Petrotta, un eccidio determinante nella trattativa tra banditismo, mafia e Stato. L’assalto, l’ultimo in ordine di tempo, avvenne una settimana dopo la strage di Bellolampo, dove persero la vita sette carabinieri e dopo il fallito l’attentato all’ispettore Ciro Verdiani. Il 2 luglio dello stesso anno, a Portella della Paglia, erano stati uccisi in un agguato altri 5 e agenti. Gli attacchi alle forze dell’ordine, eseguiti dalla banda ed autorizzati dalla mafia avevano come obiettivo imporre allo Stato una trattativa per la liberazione di Maria Lombardo, la madre di Giuliano. Tra gli esecutori materiali dell’assalto alla caserma, oltre a Cucinella, c’erano anche 4 banditi: Isidoro Bruno, Giovanni Genovese, Giuseppe Delizia e Domenico Oliveri. Tutti di San Giuseppe Jato. Nessuno venne mai processato per «violenza o minaccia al corpo dello Stato». Questa mattina è stata  celebrata da don Giuseppe La Franca una messa in suffragio. La cerimonia, alla presenza delle autorità civili e miliari, si è tenuta  nella chiesa della Madonna  delle Grazie.

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