Gio. Ott 17th, 2019

Sequestrati beni ad imprenditori ritenuti vicini al boss latitante Matteo Messina Denaro

Beni per 5 milioni di euro, sono stati sequestrati a due imprenditori considerati vicini al boss superlatitante Matteo Messina Denaro.

Si tratta di Marco Giovanni Adamo, di 71 anni, e del figlio Enrico Maria, di 42. Quest’ultimo, nel 2012, era stato eletto consigliere comunale a Castelvetrano e, negli anni precedenti, aveva ricoperto, per ben due volte, la carica di assessore nello stesso ente locale, tra il 2007 e il 2015.

La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani, su proposta avanzata dalla Direzione Investigativa Antimafia, ha disposto il sequestro del loro intero patrimonio che, comprende appartamenti, terreni, conti bancari, automezzi, un’imbarcazione da diporto e tre diverse aziende.

Marco Giovanni Adamo è un imprenditore dedito alla realizzazione di grandi opere pubbliche e private, che hanno interessato le provincie di Trapani ed Agrigento, come ad esempio le condotte idriche per la distribuzione irrigua delle acque invasate nella diga Delia di Castelvetrano, il metanodotto tra Menfi e Mazara del Vallo e l’Acquedotto Montescuro Ovest.

Le indagini a suo carico, avrebbero fatto emergere che, negli ultimi decenni, lo stesso imprenditore si sarebbe fatto spazio, tra le imprese concorrenti, con metodi mafiosi, poiché avrebbe potuto contare sull’appoggio del sodalizio criminale guidato dal boss Matteo Messina Denaro, con cui, Marco Giovanni Adamo avrebbe avuto rapporti sin dall’infanzia.

Anche la mafia agrigentina avrebbe subìto la volontà del latitante di Castelvetrano, con l’imposizione dell’impresa di Adamo a discapito di altre.
Il figlio, Enrico Maria Adamo, avrebbe seguito le orme del padre, divenendo amministratore delle aziende di famiglia. Quando il padre temeva di poter essere raggiunto da provvedimenti giudiziari, sarebbe stato lui ad intrattenere i rapporti con l’organizzazione mafiosa.

Secondo gli investigatori, ciò avrebbe consentito l’infiltrazione delle imprese di Lorenzo Cimarosa, all’epoca considerato referente imprenditoriale di cosa nostra, nei lavori per la realizzazione del centro comunale polifunzionale di Castelvetrano, formalmente aggiudicati da una impresa ragusana, poi colpita da provvedimento interdittivo della prefettura di Trapani.

Sotto il profilo patrimoniale, in estrema sintesi è stata accertata l’esistenza di una palese situazione di difformità, fra i redditi dichiarati dagli Adamo e i beni di cui sono stati in possesso.

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